La Banca d’Italia tira le somme sull’andamento del crowdfunding e sulle difficoltà del comparto. E lo fa nell’ambito del Rapporto sulla stabilità finanziaria 1/2026 a pag. 42, segno che l’interesse sul crowdfunding è ormai strutturale sia per la vigilanza sui fornitori di servizi sia anche nella prospettiva della salvaguardia della stabilità del sistema finanziario, nonostante lo scarso rilievo nel settore nei mercati finanziari.
La Banca d’Italia riconosce che, negli ultimi anni le piattaforme di crowdfunding hanno offerto un canale di finanziamento alternativo soprattutto alle imprese più piccole e innovative. Però dall’avvio nel 2023 della vigilanza microprudenziale sui fornitori di servizi di crowdfunding dei 43 inizialmente autorizzati, solo 29 risultano ancora attivi con progetti pubblicati nelle piattaforme.
A questa riduzione della rilevanza del settore si accompagna il calo dei flussi raccolti (39% in meno nel solo 2025) in tutte le forme di servizio prestato (equity, debt e lending-based crowdfunding) e dalla redditività complessivamente negativa del comparto, con oltre il 75% degli intermediari in perdita.
La Banca d’Italia precisa che il fenomeno è seguito dalla Vigilanza attraverso un’intensa attività cartolare e ispettiva e lo spiega sia con fattori macroeconomici sia idiosincratici; i soci di alcuni operatori stanno ripensando il progetto imprenditoriale, con la cessione delle quote, l’uscita diretta dal mercato o la ricerca di una massa critica di raccolta attraverso altri intermediari
Questa l’analisi della Banca d’Italia a valle della quale possono farsi due osservazioni, senza pretese. Anche il 10° Report sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano ha raccontato (con dati meno aggiornati) di un comparto segnato da un arretramento nel valore della raccolta, ma con il crowdfunding immobiliare, che sembrava marciare spedito controtendenza.
Nell’ultimo anno, le Autorità sembrano aver avviato una nuova fase di controlli, anche ispettivi, dopo il periodo della campagna di autorizzazioni dell’anno precedente.
Segno di questo giro di boa risulta essere la delibera n. 23656 del 30 luglio 2025 con cui la Consob (d’intesa con la BancadItalia) ha avviato una nuova fase di controlli a distanza su tutti i fornitori di servizi di crowdfunding con la richiesta di un flusso informativo molto ampio, accompagnato dalla trasmissione di atti e documenti. Si tratta di uno schema di vigilanza a distanza che sembra idoneo a sostenere anche un ricorso più diffuso a controlli on site.
Non va quindi sottovalutato l’effetto di prevenzione generale e conformativo che l’accentuarsi dei controlli svolge sugli intermediari e, in questo caso, sui fornitori di servizi di crowdfunding che devono raggiungere, in definitiva, livelli di affidabilità e di robustezza degli assetti organizzativi sempre maggiori.

