
Il rating di legalità è stato introdotto nel 2012 quale indicatore sintetico del rispetto di elevati standard di legalità da parte delle imprese ed è attribuito, su richiesta, dall’AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il possesso dei requisiti di base consente di conseguire una stella, in presenza di requisiti aggiuntivi il punteggio può arrivare fino a tre stelle; è quindi un rating vero e proprio.
L’effetto più rilevante è previsto dal DM 20 febbraio 2014 (MEF-MISE) che indica come la PA e le banche debbano tener conto del rating nella concessione di finanziamenti alle imprese.
Ora la notizia è che il meccanismo funziona, secondo la rilevazione presso le banche appena resa nota dalla Banca d’Italia.
Le imprese con rating finanziate dalle banche sono nel 15.305, in forte crescita; quelle che hanno avuto benefici quanto a condizioni economiche e a tempi e costi dell’istruttoria, sono davvero molte, il 70,2%.
A dire il vero, secondo la Relazione annuale dell’AGCM al 31 dicembre 2022 le imprese titolari di rating risultavano essere in totale 10.162, verosimilmente nella rilevazione della Banca d’Italia si sommano casi della stessa impresa che ha chiesto fidi a più banche. Ma il significato dei risultati non cambia: nell’istruttoria iniziale i tempi si sono ridotti in quasi 6 casi su 10, il miglioramento delle condizioni economiche (soprattutto alla rinegoziazione) in 8 casi su 10. Tra le imprese 4.568 (29,8%) non hanno avuti benefici, ma nel 60,4% (2.761) non avevano presentato alcuna nuova istanza. Infine, 285 sono state le imprese titolari di rating di legalità che non sono state finanziate, in genere per insufficiente merito creditizio.
Insomma, i segnali sono positivi e il rating di legalità ha, a questo punto, ingranato e mostra un modello premiale per le imprese non coinvolte in illeciti o in relazione con la criminalità che potrebbe ispirare altri provvedimenti per separare sempre più l’economia legale da quella grigia o nera. Ovviamente in modo ponderato evitando false auto attribuzioni di patenti di antimafia, di accoglienza, di antiusura a soggetti che – come le cronache spesso indicano – se ne servono proprio per mascherare la loro ben diversa natura e la loro attività illecita o predatoria.
Nella prospettiva dal DM 20 febbraio 2014 contano il vaglio dell’AGCM, che si giova del supporto dell’Arma dei Carabinieri, e la garanzia complessiva dell’istruttoria da parte delle banche, che pure sembrano funzionare in modo adeguato.
Quello che, invece, sembra mancare è conoscere come si sono mosse le amministrazioni pubbliche che devono in parallelo tenere conto per i finanziamenti erogato del rating. E il dato è di certo ancora più rilevante perché sono in gioco preferenze in graduatoria, punteggi aggiuntivi, riserva di quota delle risorse finanziarie allocate.
Dalla statistica della Banca d’Italia non risultano, infine, i settori economici e le dimensioni delle imprese, ma non sarebbe difficile proseguire con uno studio specifico che potrebbe dare ulteriori indicazioni per migliorare le strategie per una economia sana.


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